Sin Piedras diary, introduction
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Sin Piedras diary 004

22.05.2004

 

Yazan durante l’esame e dietro il suo compagno
© Sin Piedras

Questa mattina, con gli occhi ancora incollati, abbiamo preso un taxi che ci ha avvicinati alla parte alta del quartiere vecchio di Hebron, alle 730 della mattina la citta’ gia’ stava in piena ebollizione, le strade stracolme ed il rumore dei clacson si mischiava con le voci dei venditori del mercato che gridavano ai quattro venti le virtu’ di alcune verdure che fino ad un’ora prima prendevano il sole.

Arrivati alla porta della moschea le donne uscivano a passo rapido dalle orazioni mentre i bambini attaccati a zaini immensi si perdevano nelle viuzze e sparivano nelle porte delle scuole, mentre i vecchi seduti alla porta dei negozi parlavano a voce bassa con un aroma profondo di caffe’ che ballava nell’aria. Come ci siamo avvicinati alla scuola una truppa di bambini ci e’ venuta incontro sorpresi ed inquieti per il nostro arrivo vedendoci apparire con Marc con un’enorme borsa sulla schiena ed un treppiede appeso. Il direttore ci aspettava alla porta con il sorriso sulle labbra con una camicia appena stirata che sapeva odore di mani di donna, e tutta la voglia del mondo acche’ cominciasse la funzione. Migliaia di bambini , cosi’ tanti mi sembrava che pullulassero attorno a noi fino all’arrivo di un uomo. I bimbi sono spariti e noi siamo entrati in classe per preparare le registrazioni.

La classe, con una finestra alla fine, un ventilatore, degli scaffali pieni di note e fogli ed una lavagna, ci ha ricevuto in silenzio mentre i bambini giocavano a calcio senza palla e i professori si convertivano in bambini e ci guardavano curiosi vedendoci tirar fuori tante cose dalle borse e vedendo i nostri visi che si nascondevano dietro una videocamera e un microfono. Ci siamo stretti in uno spazio ridotto per disturbare il minimo possibile al professore ed agli alunni, cosa che dubito che avessimo raggiunto e repentinamente un campanello ha suonato per tutta la scuola, sancendo la fine della partita immaginaria ed i bambini si sono messi in fila ordinata nell’atrio e sono entrati con altrettanto ordine nell’aula. Mentre entravano ci guardavano con occhiate smarrite sorridendo alla videocamera, si sono rapidamente seduti con un ordine fuori dal comune.I bambini vestivano camice pulite e le loro migliori magliette e nella maggior parte dei casi si poteva immaginare le loro mamme pettinandoli poche ore prima. Gridavano in silenzio, ed alcuni tentavano di leggere per l’ultima volta il libro che dovevano aver finito per ieri.

 

Alunni e professore
© Sin Piedras

Tutto e’ cambiato quando il professore di arabo e’ entrato dalla porta. Una camicia bianco, pantaloni scuri, barba folta, sguardo severo e passo deciso. Ha attraversato l’aula senza darci la minima importanza, ha preso in mano un gesso e si e’ messo a scrivere le domande del compito. A Yazan gli e’ cambiata l’espressione nel viso, a dire il vero non so se in bene o no, ma da quel momento non ha alzato gli occhi dal foglio eccetto per dare un’occhiata al compito del compagno, suppongo per comprovare che il suo amico lo stesse facendo bene. I compiti non sono cosi’ diversi, o per lo meno i bambini si comportano allo stesso modo dato che quelli che possono tentano di copiare, o forse collaborano tra di loro per tentare di migliorare il compito di tutti mentre il professore fa vedere che sta vigilando. Quando abbiamo smesso di filmare i bimbi gia’ se ne erano andati e solo ci aspettavano i professori che ci domandavano emozionati come era andato il lavoro e se avevamo bisogno di qualcosa per domani. A dire il vero sono rimasto perplesso che i bambini non ci stessero aspettando, ma giusto usciti dalla scuola ho avuto la risposta. Un gruppo di soldati nascosti dietro ai loro M-16 scortavano a dei coloni che andavano alla moschea di Abraham, e si sa che essendo Sabato e dovendo andare a pregare i bambini potevano mettere in pericolo la loro necessaria sicurezza.

Quim

 

 
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